Presentazione

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6.8.09 Carceri sovraffollate, l'Italia dovrà risarcire con 1.000 euro un detenuto bosniaco PDF  | Stampa |  E-mail

da "www.ilmessaggero.it


Le celle scoppiano: i detenuti sono oltre 63.500
ROMA (5 agosto) - L'Italia è stata condannata a risarcire un detenuto bosniaco per i danni morali subiti a causa del sovraffollamento della cella in cui è stato recluso per alcuni mesi nel carcere di Rebibbia.

A stabilire che Izet Sulejmanovic, condannato per furto aggravato a due anni di detenzione, è stato vittima di «trattamenti inumani e degradanti» è la Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo sulla base del ricorso presentato dal detenuto.

Una cella di 16 metri quadri per cinque. Tra il novembre 2002 e l'aprile 2003, secondo quanto accertato dalla corte, Sulejmanovic ha condiviso una cella di 16,20 metri quadri con altre cinque persone disponendo, dunque, di una superficie di 2,7 metri quadri entro i quali ha trascorso oltre diciotto ore al giorno. La corte, nella sua decisione, rileva come la superficie a disposizione del detenuto è stata molto inferiore agli standard stabiliti dal Comitato per la prevenzione della tortura che stabilisce in 7 metri quadri a persona lo spazio minimo sostenibile per una cella.

Risarcimento di 1000 euro. In seguito la situazione per il detenuto è poi migliorata: è stato trasferito in altre celle occupate da un minor numero di detenuti, fino alla sua scarcerazione nell'ottobre del 2003. Per questo la corte ha condannato l'Italia a un risarcimento di mille euro nei confronti di Sulejmanovic.

L'avvocato del detenuto bosniaco: «Dalla Corte un principio importante». L'avvocato di Sulejmanovic Alessandra Mari ha commentato così la sentenza: «la Corte europea ha affermato che il sovraffollamento delle carceri rappresenta un trattamento inumano e degradante: è un principio importante ed era proprio questo l'obiettivo del ricorso». Il ricorso è stato presentato nel 2003, subito dopo la scarcerazione di Sulejmanovic. Ed è stato lo stesso cittadino bosniaco a volerlo presentare, visto che già una volta la Corte europea gli aveva dato ragione. A marzo del 2000, racconta l'avvocato Mari, «Sulejmanovic e un'altra cinquantina di rom di origine bosniaca che vivevano in un campo nomadi a Roma, ricevettero un ordine di espulsione dall'Italia: imbarcati su un volo, furono tutti riportati in Bosnia». In quell'occasione Sulejmanovic si rivolse alla Corte Europea che gli diede in parte ragione. La vicenda si concluse con un accordo amichevole tra il governo italiano e i rom, che consentì loro di rientrare nel nostro paese. In Italia però Sulejmanovic aveva alcune pendenze penali e così finì a Rebibbia. «Altri stati europei erano stati condannati per il sovraffollamento e ora il fatto che la Corte si sia pronunciata anche sull'Italia - ribadisce l'avvocato Mari - apre la strada a decine di ricorsi anche nel nostro paese»

Alemanno: «No alle scarcerazioni facili da sovraffollamento». Il sindaco di Roma Gianni Alemanno a margine della firma del protocollo d'intesa per il recupero del patrimonio ambientale per favorire il reinserimento socio-lavorativo dei detenuti ha dichiarato che «bisogna rendere più efficiente il sistema carcerario perchè spesso molte scarcerazioni facili vengono giustificate, in maniera sbagliata, proprio in ragione del sovraffollamento». Secondo Alemanno, un sistema carcerario più efficiente serve «sia per garantire situazioni di umanità e dei diritti delle persone che la sicurezza dei cittadini». Per Alemanno, «la situazione carceraria in Italia continua ad essere critica; bisogna costruire più carceri. Una situazione di sovraffollamento che rappresenta un supplemento di pena che va al di là di quelli che sono i termini della Costituzione».

Gonnella (Antigone): «Stato rischia 64 milioni di indennizzi». Patrizio Gonnella, presidente dell' associazione “Antigone” che si batte per i diritti nelle carceri ha dichiarato che «poichè in Italia i detenuti (circa 64 mila) che vivono in condizioni di sovraffollamento sono la quasi totalità, lo Stato, dopo la sentenza della Corte europea in favore del detenuto bosniaco, rischia di dover pagare 64 milioni di euro di indennizzi». «La condanna dell'Italia da parte della corte dei diritti dell'uomo impone al governo soluzioni definitive per le carceri - dice Gonnella - e mette definitivamente fuori legge l'attuale gestione del sistema penitenziario». Secondo Gonnella «è necessario cercare soluzioni a lungo termine, che non sono quelle presenti nel piano di edilizia penitenziaria pensato dal capo dipartimento Franco Ionta. Si deve prendere coscienza che i flussi di ingresso in carcere non sono più tollerabili dal sistema penitenziario ed è dunque urgente mettere mano a leggi come quella sulla droga e l'immigrazione».

Il sovraffollamento nelle carceri italiane resta un problema aperto. Gli ultimi dati resi noti dal ministero della Giustizia, che fotografano la situazione al 30 luglio scorso, indicano infatti che il numero complessivo dei detenuti negli istituti di pena ha superato le 63.500 unità, portandosi a quota 63.587. Cifre da cui emerge un nuovo scatto in avanti, in termini numerici, della popolazione carceraria. I dati resi noti solo a metà giugno dal Dap, il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, segnalavano infatti un totale di 63.416 detenuti. Le ultime rilevazioni, che il ministero della Giustizia ha pubblicato sul proprio sito, indicano quindi un ulteriore aumento di oltre 170 reclusi. Numeri di questa entità non sono mai registrati dal dopoguerra a oggi. Non solo. La metà dei detenuti nelle carceri italiane è in attesa di giudizio. Le cifre comunicate dal ministero indicano infatti che su un totale di 63.587 reclusi, 30.436 sono in carcere in qualità di impuntati, e quindi in via cautelare in attesa del processo, e altri 31.192 sono invece già stati condannati. Gli internati per motivi psichici sono 1.820. La posizione di altri 139 detenuti, infine, risulta ancora da classificare.

Il Sappe lancia l'allarme, denunciando come la situazione delle carceri sia, in alcune regioni, ampiamente oltre il limite. Secondo il sindacato autonomo di Polizia penitenziaria le strutture detentive italiane «si sono ridotte a meri depositi di vite umane» e sono ben 11 le regioni che hanno superato la capienza tollerabile: Campania, Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Marche, Puglia, Sicilia, Toscana, Trentino Alto Adige, Valle d'Aosta e Veneto. Altre due, inoltre, la Lombardia e la Basilicata, sono al limite. Tutto ciò a fronte di una pesante carenza di organico nelle file della polizia penitenziaria. «A livello nazionale - sottolinea il segretario, Donato Capece - sono in totale in servizio 35.300 persone» che devono fare i conti con «turni di servizio, piantonamento, servizio di traduzioni, riposi e assenze».