Presentazione

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Le previsioni per il 2012? Una società sempre più egoista ("La Voce" di Rovigo 27.12.11) PDF  | Stampa |  E-mail

Le previsioni per il 2012? Una società sempre più egoista
(“La Voce” di Rovigo 27.12.2011)
di Patrizia Trapella* e Luca Massaro**

Il 2011 è al termine e ci si chiede come sarà l'anno che verrà – per fare il verso ad una famosa canzone di Lucio Dalla.
Antropologicamente parlando, la preveggenza – capacità o facoltà di conoscere il futuro – è un antico esercizio dell'uomo. Fin da quando, comparso su questo pianeta, si chiedeva come sarebbe stato il giorno seguente, guardando l'orizzonte e il cielo. E lo sarà sempre perché l'uomo, volente o nolente, possiede una consapevolezza. Egli è incapace di governare il mondo che lo circonda (il tempo, i temporali, la siccità, i terremoti, la morte, …). Questa insicurezza che letteralmente permea la natura dell'uomo, perché mortale, è inemendabile.
Zygmunt Bauman, notissimo sociologo, parla di “paura liquida”; è quella che ci perseguita. E' la paura sparsa, libera, indistinta.
Dicevamo, come sarà il 2012 per la nostra società? I Maya, ormai estinti, non avrebbero dubbi: il mondo – la quinta era – finirà il 21.12.2012. Noi invece non pensiamo a cataclismi naturali e paventiamo invece quelli sociali pandemici, ben più pericolosi.
Il tema – il futuro della nostra società – molto stimolante e, allo stesso tempo, insidioso, è la vera sfida delle moderne sociologia e criminologia. Dopo la rivoluzione industriale, le migrazioni dalle campagne alle città, i fenomeni di urbanizzazione e le emigrazioni internazionali, la globalizzazione. E ora?
Chiunque voglia prevedere il comportamento futuro dell'uomo – degli uomini – perché di questo si tratta o il futuro della nostra società che altrimenti si voglia dire, sa che rischia di dire spropositi, si espone facilmente a critiche e rivendica una funzione psichica superiore – la previsione del futuro – che non possiederà mai.
Tuttavia, le ultime e gravi vicissitudini economiche-finanziarie mondiali forniscono uno stabile punto di riferimento per azzardare una grossolana previsione. Probabilmente, aumenteranno i reati. I furti, i reati ambientali, quelli connessi all'uso di Internet e quelli dei colletti bianchi. Ma questo è puro qualunquismo e ce ne scusiamo.
Noi temiamo che la nostra società sia malata. Seriamente malata. Congenitamente malata. I suoi componenti – gli uomini – dibattuti da sempre tra l'aderire per predisposizione alla natura animale (egoistica ed evoluzionistica) e il perseguire quella sociale (altruistica e moralistica), stanno arrivando alla resa dei conti con loro stessi. E' una questione di tempo.
I dati certi sono quelli che vedono da un lato un recente, inarrestabile ed enorme progresso tecnologico-scientifico. Innegabile. Incontestabile. Dall'altro, si sta assistendo ad un progressivo scollamento sociale: all'interno dei singoli nuclei familiari, tra i nonni e i nipoti, tra i padri e le madri e i figli; all'interno della singola società, tra i ricchi, la cosiddetta borghesia e i poveri e, infine, tra le nazioni ricche e quelle povere. E' una società ormai fondata prevalentemente sul potere economico e sull'individualismo e i rapporti sociali sono deboli, insicuri e fugaci.
I giovani che sono il nostro futuro sono disorientati. Ricevono messaggi e valori positivi (rispetto, generosità e solidarietà, …) dai genitori e dai buoni educatori; ma dai mass-media, dai film, dalla pubblicità, dagli amici (a volte) e dai conoscenti giungono ben diversi stimoli, a volte antitetici. E allora quali seguire? Quali ascoltare? Un vero dilemma per loro.
Lontano dagli acclamati luoghi comuni riteniamo di poter affermare che ci aspetta un futuro sociale difficile. Non possiamo più nascondere a noi stessi il fatto di essere degli egoisti predestinati e prima ne prendiamo atto e meglio sarà.
Convinti di non essere stati troppo audaci – non desideriamo facili consensi – auguriamoci un felice anno nuovo. Come nelle più consolidate consuetudini popolari. Auguri.

*avvocato penalista **medico legale con master in psichiatria forense e criminologia. Entrambi membri della Harvard Associates in Police Science, Inc. Baltimore.