Presentazione

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Il crimine e la mappatura del rischio ("La Voce" di Rovigo 31.1.12) PDF  | Stampa |  E-mail

Il crimine e la mappatura del rischio
(“La Voce” di Rovigo 31.01.2012)
di Patrizia Trapella* e Luca Massaro**

Il crimine e la mappatura del rischio: queste parole nascondono una reale esigenza di qualsiasi società contemporanea: contrastare efficacemente (e prevenire) il crimine.
La mappatura del rischio di accadimento del crimine – cioè identificare i quartieri sicuri delle città e quelli invece più esposti a crimini quali furti, rapine, omicidi, violenze sessuali … – è un filone di studio tra i più interessanti della criminologia moderna. Forse ancora più dello studio dell’autore del reato. Certamente, rappresenta la prosecuzione storica delle ricerche sulle aree criminali compiute nel primo novecento da alcuni famosi esponenti della cosiddetta scuola di Chicago. Parliamo di Clifford Shaw e Henry McKay in particolare.
Essi concentrarono gli studi su alcune aree della città di Chicago – quelle più degradate dal punto di vista sociale e ambientale – documentando la distribuzione statistica della criminalità. Le aree criminali erano quelle in cui vi erano sovraffollamento delle abitazioni, scadute condizioni igieniche, scarsità di pubblici servizi, elevata disoccupazione, …
Occorre tuttavia cautela nel paragonare la mappatura del rischio di crimine con le ricerche della scuola di Chicago. Per due motivi. Primo. Shaw e McKay vollero verificare il ruolo della teoria della disorganizzazione sociale nella criminogenesi e l’identificazione di aree criminali fu solamente un effetto per così dire collaterale dei loro studi. Secondo. Il precrimine (vedi nostro articolo dello scorso settembre) di cui la mappatura del rischio è una delle espressioni, costituirà la sfida più competitiva per gli studiosi negli anni futuri e forse non era stata prevista in tal senso dai criminologi di formazione sociologica di Chicago un secolo fa. 
In Italia, il Transcrime – Centro di ricerca sulla criminalità transnazionale dell’università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e dell’università degli studi di Trento – sta procedendo in tale direzione. Ne è una prova la notizia di qualche settimana fa pubblicata da diversi quotidiani nazionali.
In collaborazione con il Ministero dell’interno e la direzione centrale della polizia criminale, il Transcrime ha raccolto a partire dai primi mesi del 2010 i dati relativi ai furti nella città di Milano. Ora sono stati resi noti i giorni in cui si ruba di più (venerdì e sabato), la fascia giornaliera (il pomeriggio) e il mese più a rischio (dicembre) e i quartieri cittadini più delittuosi sotto questo profilo. Tutto ciò evidentemente rientra nella politica di controllare, regolare e ottimizzare il servizio di polizia con un occhio al diritto di sicurezza del cittadino nel pieno rispetto del patto sociale e un occhio alla razionalizzazione (leggi risparmio) delle risorse economiche e umane.
E’ vero. Il furto è un reato che si presta a questo tipo di studi statistici. La rapina forse; l’omicidio decisamente meno; ma il risultato è senza dubbio significativo. 
Anche se confortati da tali promettenti studi criminologici – tra l’altro, i risultati della ricerca di Transcrime sono sorprendenti perché chi si aspetterebbe quali giorni più a rischio il sabato e la domenica, quando le persone sono invece tra le mura domestiche per via del turno festivo del lavoro o che il mese più a rischio è dicembre e non luglio o agosto?! – l’opinione è sempre la stessa.
Una solida e lungimirante politica criminale non può permettersi di trascurare le sistematiche promozione e diffusione dell’educazione e della cultura nelle famiglie, scuole, ambienti di lavoro, ambienti sportivi e piccole/grandi collettività. Puntare esclusivamente sul precrimine, la mappatura del rischio di accadimento del crimine, l’istituzione di unità specifiche di polizia, l’attivazione di norme giuridiche e/o giurisprudenziali apposite di contrasto del crimine, ecc. si rivelerà un rimedio alla contingenza o all’emergenza. Vogliamo questo? Siamo sicuri?
 
*avvocato penalista **medico legale con master in criminologia e psichiatria forense. Entrambi Membri della Harvard Associates in Police Science, Baltimore.